Uno dei più ampi per estensione territoriale, questo parco nazionale costituisce forse la più bella vittoria che naturalisti e ambientalisti siano riusciti a conseguire nel Mezzogiorno d'Italia.
Ricordando che l'alternativa poteva concretamente essere quella "Pollinia" vagheggiata dalle forze della speculazione (cioè la solita "valorizzazione sciistica" a spese di ambiente e paesaggio, tanto più assurda a queste quote e a questa latitudine), l'idea di istituire un parco nazionale secondo innovative linee di "ecosviluppo", attento anche alle esigenze economiche del comprensorio, venne dapprima proposta ed elaborata dal WWF in un dettagliato piano predisposto per conto del CNR all'inizio degli anni Settanta. Dopo lunghe e alterne vicende, che sembrarono ad un certo punto portare tuttalpiù alla creazione di due modesti parchi regionali, il Pollino fu perimetrato provvisoriamente nel dicembre del 1990 e ufficialmente istituito con la perimetrazione definitiva del novembre 1993 che lo estendeva opportunamente fino ad abbracciare a sud-ovest anche il comprensorio dei Monti di Orsomarso. Il Parco Nazionale del Pollino si trova a cavallo fra la Basilicata e la Calabria: i suoi confini naturali sono costituiti a nord dalla Valle del Fiume Sinni e a sud dalla Piana di Castrovillari. Il Pollino costituisce un gruppo montuoso ben definito ed inconfondibile per conformazione ed ubicazione. Disposto in direzione ovest-est per oltre 30 Km, ospita una diversità di ambienti naturali che lo rendono unico per bellezza e varietà di paesaggi. Il paesaggio è più dolce nei versanti settentrionali (lucani), mentre si presenta con pareti ripide e spoglie, protese verso il cielo, in quelli calabresi. I rilievi maggiori (Serra Dolcedorme, 2.267 m; Pollino, 2.248 m; Serra delle Ciavole, 2.127 m e Serra del Prete, 2.181 m) sono costituiti da rocce calcaree. Interessanti fenomeni di carsismo, con doline ed inghiottitoi, sono presenti in diverse località: Piani di Pollino, Piano Ruggio e Piano Iannace; da segnalare l'inghiottitoio dell'Abisso del Bifurto, con i suoi 683 m di profondità e le splendide Grotte di Serra del Gufo. Alle quote inferiori si osservano vistosi fenomeni erosivi, come quelli modellati lungo la Forra del Torrente Raganello sul versante ionico del massiccio. Testimonianze delle ultime glaciazioni, con depositi morenici (depositi di detriti trasportati a valle dai ghiacciai) e massi erratici (enormi massi trasportati a valle dai ghiacciai), si rinvengono nei Piani del Pollino e nel Piano di Acquafredda. Tutta l'area è ricca di sorgenti, spesso affioranti ad alta quota, da cui prendono origine numerosi ruscelli e torrenti, alcuni particolarmente importanti e pittoreschi come il Frido, il Peschiera, la Duglia e il Raganello. Una caratteristica del Pollino è il suo isolamento rispetto alle zone circostanti. Per questo motivo molte popolazioni, in particolare di origine albanese di religione ortodossa, si rifugiarono qui e tuttora ci vivono. I loro primi insediamenti fanno riferimento al periodo compreso tra il 1470 e il 1540 in seguito alle invasioni dei Turchi musulmani e all'avanzamento dell'Impero Ottomano.
La Flora e la Fauna
La vegetazione del parco è varia ed abbondantissima. Tuttavia la caratteristica di maggiore interesse è data dall'esistenza, alle quote più alte del massiccio, della principale stazione italiana di pino loricato (Pinus leucodermis), una conifera della penisola balcanica presente in Italia con pochissimi esemplari, testimonianza del collegamento, in epoche geologiche passate, tra le due penisole. Particolare è inoltre la presenza, nel piano montano, di una delle rare stazioni appenniniche di abete bianco, tra le più estese ed intatte fra quelle rimaste. Alle quote maggiori si incontrano estese faggete, mentre più in basso predominano i boschi di querce caducifoglie (cerro, roverella) e castagno: nelle zone climaticamente più calde domina il leccio. Appare evidente come il maggior patrimonio del Pollino siano proprio le sue foreste. Non molte, ma tuttavia di rilievo, alcune piante endemiche dell'appennino meridionale come l'Ajuga tenorii e la Linaria purpurea.
Al pari della flora, risulta essere interessante anche la fauna. Sui Monti di Orsomarso, seppure in pochi esemplari, sopravvivono il cinghiale ed il capriolo, forse ultimo rappresentante dell'originaria popolazione autoctona in Italia. Fra gli altri mammiferi da segnalare la presenza del lupo appenninico, che qui conta un'alta percentuale degli esemplari presenti in tutto l'Appennino, l'istrice, il ghiro e il driomio, e nei limpidi corsi d'acqua, la lontra. L'avifauna è presente con specie ormai rare come l'aquila reale, il falco pellegrino e il picchio nero. Per i rettili si segnala la rara vipera di Hugy, mentre fra gli anfibi specie protette come la salamandrina dagli occhiali e il tritone italico.
Beni Culturali
L'articolato sistema di percorsi di crinale che attraversano il territorio da est a ovest, il ricco patrimonio di testimonianze archeologiche, storiche ed antropologiche, sono elementi che dimostrano con chiarezza non solo l'antichissima frequentazione umana dei territori del Parco Nazionale del Pollino, il ricorrere delle transumanze e degli scambi commerciali, i fenomeni di migrazioni e la co-presenza di popoli differenti, ma soprattutto la possibilità di integrazione e convivenza tra culture diverse. I reperti archeologici di più antica datazione sono conservati nella grotta di Romito, a Papasidero: qui, su di un masso, appare il profilo del "Bos primigenius", l'immagine di un bovide disegnato circa 12 mila anni fa. Il Pollino è però noto soprattutto per essere terra di colonizzazioni greche e romane, di invasioni barbariche, influenze bizantine, conquiste normanne: gli influssi culturali di questi popoli vivono ancora oggi negli usi delle comunità locali e si ritrovano nelle forme dell'arte. Le comunità albanesi di religione cristiana, scacciate dalle popolazioni turche e insediatesi in villaggi che hanno mantenuto un carattere tipicamente orientale con le case bianche e le architetture sacre bizantine, conservano gelosamente la loro cultura arbereshe, parlano la loro lingua, continuano a mostrare come sia possibile ricavare i tessuti dalla ginestra, e al tempo stesso vivono un rapporto di consolidata integrazione nel contesto locale italiano. Centri importanti per la presenza di strutture religiose bizantine sono Cersosimo, San Paolo Albanese e soprattutto Lungro, centro spirituale albanese, con la cattedrale greca di San Nicola di Mira. Diffusi su tutto il territorio del parco e tipici del paesaggio del Pollino sono gli insediamenti di crinale che, come Chiaromonte e Morano Calabro, hanno conservato nel tempo le caratteristiche della fondazione medioevale. Nel centro urbano di Morano Calabro si trovano esempi significativi dell'elevato valore artistico raggiunto nella costruzione degli edifici di culto: la Chiesa di S.Bernardino, del 1400, ha un bel portale gotico e il soffitto a carena veneziano; notevoli anche le Chiese di S.Nicola e di S.Pietro. Arroccato sul colle restano i ruderi di un maniero normanno. Una testimonianza del periodo aragonese nel comune di Castrovillari è il Castello, costruito nel 1490, che si sviluppa su pianta quadrata con torri angolari cilindriche.
Itinerari
Tutta l'area del parco è attraversata da numerosi sentieri che consentono facili ed interessanti passeggiate ed escursioni. Per la bellezza degli itinerari si segnalano quelli che conducono ai Piani del Pollino, alle Cime del Dolcedorme e del Pollino, alla Grande Porta del Pollino, alla Serra di Crispo e a quella delle Ciavole, al Piano di Ruggio, con la rituale, ma breve passeggiata, al Belvedere di Malavento, alla Madonna del Pollino e alle Gole del Raganello. Il rifugio De Gasperi e quello di Piano di Ruggio sono luoghi di partenza per numerose escursioni.
Artigianato e prodotti tipici
Nei paesi interni al parco è ancora fiorente la lavorazione di terrecotte, ceramiche e tessuti. Di qualità, dato lo scarso impatto antropico di tutta l'area, la produzione agricola e quella legata alla pastorizia. Inoltre, soprattutto a San Costantino Albanese, San Paolo Albanese (Basilicata) e nella frazione di Farneta (Calabria) sono ancora vivi e presenti la cultura, la tradizione ed i prodotti artigianali delle comunità albanesi. (Fonte: Parchipertutti.it)
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